Composer Andrea Ferrante performs in Europe, Asia, and America. Recorded on Videoradio, RAI Trade, Pliz and Pongo labels, published by Edizioni Carrara (BG) and Edizioni Simeoli (NA), artistic Director of Sicilian Etnomusical Research Association “Alberto Favara” and of the “Neopoiesis” Contemporany Music Association in Palermo, winner of the “Diego Fabbri” prize sponsored by RAI-Radiotelevisione Italiana and the MIUR competition, he also is teaching at the Conservatorio di Musica di Stato “Arcangelo Corelli” in Messina, and Coordinator of the Education program at the Conservatorio di Musica "Antonio Scontrino" in Trapani. I was eager to interview him for Muendo…
Andrea, il tuo approccio con la musica e con la composizione è anche di tipo “imprenditoriale”. Cosa pensi della situazione attuale riguardo la musica contemporanea? Non sembra esserci oggi una tendenza importante, o uno “stile” ben definito (come, ad esempio, la caratterizzazione linguistica propria di Philip Glass). Perché accade questo?
Credo che la mancanza di “stile” sia direttamente proporzionale alla mancanza di valori. Nel senso che la tanto acclamata globalizzazione ha inevitabilmente appiattito le coscienze e, quindi, ha minimizzato quello che noi amiamo definire il “pensiero compositivo”, fondamento della musica dei grandi Maestri. Il volersi sentire a tutti i costi parte di un universo globale ha significato anche mescolarsi in una dimensione generale e generalizzante, con la inevitabile progressiva perdita della “caratterizzazione”, ovvero di quei principi culturali, storici (e anche religiosi) propri di un popolo, quindi di un individuo. Accade così, e con una frequenza allarmante, di ascoltare musiche diverse per paternità ma non per contenuti e forme.
Il pubblico oggi non sembra di essere a conoscenza di tutti i compositori contemporanei. Nei media non si parla molto di nuova musica. E’ una mancanza dei compositori?
Come ti ho detto il problema va individuato proprio nella mancanza di originalità, quindi di comunicabilità della nuova musica. Il pubblico è stanco di "sentirsi dire" sempre le stesse cose. Bene che vada le ascolta distrattamente, giusto come si ascolta un brano di sottofondo ad un documentario o a un servizio giornalistico. E d’altra parte sembra proprio che i media rivolgano il loro interesse prevalentemente verso quelle composizioni destinate a gonfiare le library sonore delle major internazionali, tanto che l’uso di un pezzo vale esattamente quanto quello di un altro. E’ un approccio di tipo consumistico da cui non è esente la musica e l’arte in generale: quest’arte purtroppo (o per fortuna) non lascerà traccia di sé.
Hai un grande successo nella promozione di te e della tua musica. Come si fa a garantire il sostegno, l'organizzazione e la promozione delle tue composizioni, dei concerti, etc?
Non faccio assolutamente nulla che vada oltre le normali prassi relazionali e (auto)promozionali. Anzi, cosa che ho già detto in altre interviste, posso affermare che il più grande manager della mia musica è la mia musica stessa. Infatti, ogni volta che ho tentato, in passato e più recentemente, di “spingere” un mio pezzo si sono liberate attorno a esso energie parallele negative: purtroppo ci si deve talvolta confrontare con rivalità e concorrenze non del tutto leali.
Così preferisco che la mia musica faccia il proprio percorso con la sola forza della sua proposta stilistica, per altro ampiamente riconosciuta e riconoscibile. Il compositore Andrea Ferrante non “marca” la propria musica, è semmai il contrario.
Sei anche un insegnante. Esiste veramente un modo per insegnare composizione contemporanea (così come è stato per la “musica classica”), o si riescono soltanto a comunicare delle “linee guida”?
Curioso! Proprio qualche giorno fa mio figlio Gabriele (che studia violoncello e composizione) mi ha posto, più o meno, la stessa domanda. D’altra parte la funzione dell’insegnante è, con minori e diverse responsabilità, simile a quella di un padre: educare alla musica come educare alla vita. Ma, esattamente come un figlio, l’allievo troverà la sua strada nella sintesi fra quelle indicategli dal maestro.
La composizione, esattamente come la vita, non si può insegnare: la si può solo imparare… vivendola.
C'è una collaborazione intensa tra i compositori, o al contrario una forte concorrenza? Quale consiglio daresti ad un giovane compositore agli esordi?
Vedo molta distanza fra i compositori.
Gli spazi sono pochi e ciascuno tende a serrare i “luoghi della propria espressione” con inviolabili lucchetti, vietandone l’ingresso ad altri. Non che ciò sia una novità, ma oggi la tendenza si è accentuata.
Personalmente sono disponibile al confronto e allo scambio con i colleghi tutti, ma a condizione che avanti al soggetto passi prima l’oggetto del comporre.
Consigli per il compositore esordiente? Sono ancora “troppo giovane” per potere avere la presunzione di dargliene…
Grazie mille Andrea Ferrante!
@tremeur